Spazio Libero Onlus

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“Sperare non è sognare, ma la capacità di trasformare il sogno in realtà”

Vita – Cultura

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Il Comune di Vita è sito alle falde del Monte Baronia, nella zona del Belice. In antichità la zona era abitata dagli elimi: infatti nelle prossime vicinanze del paese vi è il sito archeologico di Segesta. . Inoltre sul Monte Baronia, sono stati ritrovati i “nivieri”, una sorta di vasche utilizzati in passato per raccogliere le nevi invernali, allo scopo di avere acqua potabile in periodi di siccità estivi. La storia del paese però è legata alla personalità di Vito Sicomo (1548 – 1626), ingegnoso personaggio al servizio del Conte di Modica, laureatosi in giurisprudenza all’Università di Salamanca; successivamente al servizio del Regno di Spagna, divenne Consigliere di Filippo III, poi Amministratore di Giustizia e Presidente del Concistorio della Sacra Coscienza Regia, fino ad ottenere dal conte suo primo mecenate, il Feudo di Cartipoli e terre confinanti; investito a Barone di Vita il 15 settembre 1605, ottenne la licenza di popolare la terra di Vita, che egli stesso denominò, e di fondare un nuovo borgo l’11 marzo 1607 (data ufficiale della fondazione del comune di Vita). Tuttavia, non è da ritenersi del tutto certo che il nome del Comune derivi dal fondatore. Probabilmente la denominazione di Vita è di origine araba. Un indizio potrebbe essere la documentazione storica di un antico centro in Algeria, chiamato appunto Vita. Data cruciale della società vitese è quella della notte tra il 14 ed il 15 gennaio 1968, in cui sulla zona si abbatté un tremendo terremoto, che distrusse anche buona parte del paese. Oggigiorno nel centro storico vi sono ancora ampie aree spopolate, occupate soltanto dai ruderi degli edifici distrutti. Il paese di Vita si trova tra le colline del trapanese, in una pace agreste e rasserenante. Il piccolo centro è stato interessato dai moti rivoluzionari del 1848, invece nel 1860 parecchi vitesi presero parte, insieme ai Garibaldini, alla “Battaglia di Pianto Romano”. Lungo le strade del vecchio centro abitato, curiosando, si possono scorgere originali murales. Protagonisti i loro avi, immersi nei loro antichi mestieri e tipiche tradizioni, che ci riportano indietro nel tempo alla rievocazione dell’identità umile e contadina di questo paese. Altri realizzati su pannelli, si trovano all’interno dell’auditorium del Centro sociale e riproducono in maniera più o meno astratta le varie espressioni dell’arte. Altre ancora vengono allocati nella settimana dell’ascensione vicino la Chiesa della Madonna di Tagliavia, rievocando la festa. All’interno di un portale in pietra di gesso, lungo il Corso Garibaldi, troviamo un altro pannello, nato in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, immortala il condottiero alla guida delle truppe.

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