Spazio Libero Onlus

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“Sperare non è sognare, ma la capacità di trasformare il sogno in realtà”

Alcamo, cultura

Alcamo – Cultura

Alcamo è situata al confine con la provincia di Palermo, sorge ai piedi del Monte Bonifato. Come la maggior parte delle città siciliane anche questa ha subito la dominazione di diverse popolazioni. I primi furono gli arabi che hanno lasciato un’impronta molto profonda. Dopo gli arabi arrivarono i normanni e poi gli svevi. Dopo l’espulsione dei musulmani iniziarono ad arrivare i cristiani e Alcamo passò nelle mani di diversi Signori. I primi furono i Ventimiglia, poi i Conti di Modica, dei quali il castello ancora presente è in ottime condizioni. La città attraversò momenti difficili sia durante il fascismo che la seconda guerra mondiale, tuttavia grazie alla sua capacità di coesione sociale seppe reagire efficacemente, creando nuove condizioni economiche.  Negli ultimi decenni alle attività tradizionali come l’agricoltura e l’artigianato si sono affiancate numerose attività commerciali e industriali orientati all’offerta dei servizi. Alcamo oggi conserva il suo ruolo di crocevia commerciale tra Palermo e la Provincia di Trapani.


Castello dei conti di Modica

Il castello dei conti di Modica detto anche Castello di Alcamo, di epoca medievale è situato nel centro della città. La costruzione fu iniziata dalla famiglia Peralta intorno al 1340 e fu terminata nel 1350 sotto i feudatari Enrico e Federico Chiaramonte, che lo utilizzarono come dimora e struttura difensiva. Nel periodo tra il 1410 e il 1812 la proprietà fu dei Cabrerà, Conti di Modica, da cui il nome. Nel 1534 subì l’attacco del pirata islamico Barbarossa. Nel periodo tra il 1583 e il 1589 fu oggetto di tre restauri. In seguito alla morte dell’ultima contessa di Modica, intorno agli inizi del 1800, il castello venne acquistato all’asta dalla famiglia degli Stuart. A partire dal 1828, in seguito ad una sentenza del Tribunale di Trapani, il Comune di Alcamo ne prese possesso e negli anni seguenti fu utilizzato come sede degli uffici comunali. Nel 1870 la struttura fu trasformata in carcere. Ulteriori restauri avvennero tra il 2000 e il 2010, in seguito ai quali il castello è stato utilizzato per ospitare il Museo Etnografico, l’Enoteca Storica Regionale, il Museo del Vino e delle Tradizioni, un’esposizione permanente dei pupi siciliani, e una mostra dedicata alle opere scultoree di Nicola Rubino. La pianta del castello è romboidale, con al centro un cortile di forma rettangolare. All’esterno si ergono quattro torri merlate, due a pianta quadrata e due a pianta circolare. Sul lato sud di Piazza della Repubblica un ampio parcheggio di recente realizzazione, permette di parcheggiare l’auto per raggiungere il centro storico a piedi in pochi minuti.


Biblioteca Civica “Sebastiano Bagolino”

La Biblioteca Civica “Sebastiano Bagolino” dal 1886, ininterrottamente, svolge un servizio di grande utilità pubblica, ed è punto di riferimento di molte attività culturali. Memoria ed identità storica della città, in quanto custodisce, oltre ai volumi di Filosofia, Psicologia, Pedagogia, Linguistica, Letteratura, Storia, Economia, Scienze, migliaia di volumi che evidenziano l’arte, le tradizioni, l’artigianato, l’economia, la religiosità del popolo alcamese. Conta un patrimonio di 68.000 volumi tra cui quelli dei Fondi speciali, provenienti da ex monasteri e conventi e della sezione di Storia del territorio alcamese; Patrimonio attuale da custodire gelosamente per le future generazioni. Ad integrazione e a difesa di questa memoria culturale all’interno della Biblioteca Civica sono stati istituiti tanti servizi culturali: l’Archivio storico Notarile; la Pinacoteca degli Alcamesi illustri; il Museo delle tradizioni contadine, artigianali e pastorali; la raccolta delle Gazzette nazionali, regionali ed europee nonché le Gazzette dei concorsi nazionali e della Regione siciliana. La Biblioteca è sita presso Vicolo Grillo, 6


Ex Collegio Dei Gesuiti/Sede Comunale

Soggetto ad lungo restauro durato 7 anni è oggi sede di rappresentanza del Comune di Alcamodel Museo d’arte contemporanea e della Biblioteca civica Sebastiano Bagolino. Situata nel centro di Piazza Ciullo, domina la visuale grazie all’imponenza della sua facciata, con in cima un grande orologio di forma circolare. All’interno sono custodite delle tele degli allievi del Novelli e nell’abside un grande dipinto di Giuseppe Renda raffigurante la Circoncisione.


Teatro Cielo D’Alcamo


Tra i numerosi monumenti civili di Alcamo, si iscrive il primo Teatro Comunale “Ferrigno”, che costruito alla metà del XIX secolo, fu un contenitore culturale di notevole interesse artistico e storico, con dipinti del palermitano Salvatore Nasta e con stucchi dell’alcamese Filippo Rimi. Questo teatro ospitò nobilissime e affermate compagnie teatrali tanto da diventare un punto di riferimento culturale anche per i comuni vicini. Nel 1957 l’Amministrazione Comunale, d’accordo con il gestore Girolamo Ferrigno, visto che il teatro aveva bisogno di restauri e di consolidamento, decise di abbatterlo. Nel 1961, sull’area del vecchio teatro si inaugurò quello nuovo che, dedicato al mitologico vento Euro, si presentò privo degli stucchi che decoravano i palchi e gli affreschi, ma più grande e in grado di competere con i teatri dei grandi centri, per funzionalità e buon gusto. Nella galleria furono collocate 314 poltroncine in legno e nella platea 494 comodi posti a sedere. Successivamente, nel 2001, il Teatro venne rinnovato e ribattezzato “Teatro Cielo d’Alcamo”, in onore del grande poeta duecentesco Cielo o Ciullo d’Alcamo, originale cantore della lingua italiana.


Basilica di Santa Maria Assunta (Chiesa Madre)

La Basilica di Santa Maria Assunta sorge in Piazza IV Novembre, risalente al XIV secolo, fu ricostruita nel 1700 dagli architetti Angelo Italia e Giuseppe Diamante; la facciata è di Emanuele Cardona. La struttura conserva dalla precedente costruzione il campanile a bifore e, all’interno, la cappella tardogotica della S. Spina, (1430). La pianta della chiesa è a croce latina a tre navate divise da due file di colonne in marmo rosso proveniente dal vicino Monte Bonifato. Gli affreschi della volta (Assunzione, Gloria, Incoronazione della Vergine), della cupola e dell’abside sono opera dell’artista fiammingo Guglielmo Borremans del 1736-1737. Entrando all’interno della Basilica, nella navata sinistra si nota la prima cappella, intitolata alla Madonna del Lume, con un fonte battesimale marmoreo dell’inizio del XVI sec. e la tela della Madonna del Lume di Giuseppe Renda (fine sec. XVIII). Nella seconda cappella, della Madonna del Carmine, da segnalare le due tele di Guglielmo Borremans e la statua lignea della Madonna del Carmelo (fine sec. XVII-inizi XVIII). A seguire troviamo la cappella intitolata alla Madonna di Trapani o delle Grazie, raffigurante la Madonna col Bambino, statua marmorea di Giuseppe Marino (1730), e il bassorilievo di Antonello Gagini con la Dormitio Virginis (1529). Nella quarta cappella, intitolata ai Quattro Incoronati, si trova la tela dei Quattro Santi di Filippo Randazzo (1737); nella quinta cappella, dedicata a San Francesco, si può ammirare l’affresco della Madonna della Neve, fine del XIV secolo, di autore ignoto. L’altare del transetto sinistro è adorno della statua di San Pietro realizzata da Giacomo Gagini nel 1586, mentre al di sotto di esso si trova il corpo di S. Vincenzo martire. Seguono la cappella dedicata a Sant’Anna, con i due sarcofagi dei fratelli Giovanni e Giuseppe Da Ballis (sec. XVI), e quella della Madonna dei Miracoli in cui si custodisce il suo simulacro, oggetto di grande venerazione nel corso dei secoli da parte dei cittadini alcamesi e non solo: si tratta di una statua lignea, opera del 1720 di Lorenzo Curti, che fu anche l’autore degli stucchi della chiesa, coadiuvato dai suoi figli. Nell’abside troviamo l’Assunta, grande tela attribuita a Francesco da Castello (1605), e il coro ligneo (1748). ; Seguono la cappella del SS. Sacramento, con la pala d’altare realizzata da Giuseppe Carrera (Ultima Cena, 1614), e la quattrocentesca cappella della S. Spina, caratterizzata da una campata ad archi ogivali, all’interno della quale si trova l’affresco della Pentecoste di autore ignoto; inoltre, vi si conserva un reliquario d’argento del 1636, contenente la sacra spina. La cappella del transetto destro è dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Invece nella navata destra all’interno della prima cappella denominata Mastrandrea o “del Privilegio” si custodisce la piccola opera marmorea di Antonello Gagini del 1519 (Madonna tra i SS. Filippo e Giacomo), e due tele seicentesche con San Carlo Borromeo e San Filippo. La cappella cinquecentesca di Santa Lucia, fondata da Giovannello De Ballis, conserva i due sarcofagi dello stesso Giovannello e del figlio Graziano, e i due ritratti di Don Giovanni e di suo fratello, il sacerdote, Giuseppe De Ballis, attribuiti a Filippo Paladini (prima metà del sec. XVII). Segue la cappella dei Santi Crispino e Crispiniano, di cui si segnala la tela raffigurante i Santi di Tommaso Pollaci del 1776. Nella cappella successiva si trova il prezioso Crocifisso dell’Abbondanza in mistura, realizzato da Antonello Gagini (1519-1523), che per la tecnica di esecuzione si configura come uno straordinario unicum all’interno del catalogo del celebre artista palermitano. La quinta cappella è intitolata alla Madonna di Fatima, di cui si mette in evidenza la tela della Madonna delle Grazie di Giovan Leonardo Bagolino (1566), padre di Sebastiano Bagolino. L’ultima cappella, realizzata su progetto di Paolo Portoghesi fu realizzata nel 1995, accoglie le spoglie mortali di Don Giuseppe Rizzo (1863-1912), personalità di spicco della recente storia della città di Alcamo. La Chiesa Madre costruita nel cuore del centro storico alcamese è uno dei luoghi più importanti dal punto di vista storico e culturale, scrigno sacro di tesori artistici di enorme prestigio.


Santuario Santa Maria dei Miracoli

Questo santuario è dedicato alla Madonna dei Miracoli patrona della città di Alcamo. La chiesa venne edificata nel 1547 su progetto di Girolamo Vicchiuzzo e per ordine del governatore di Alcamo e capitano di giustizia Don Fernando Vega, in seguito al ritrovamento di un’icona della Madonna dei Miracoli in una cappelletta abbandonata. Successivamente il santuario subì diverse modifiche, tra cui una ristrutturazione all’inizio del XVIII secolo. Nel 1901 si costituì al suo interno la pia associazione “Le predilette di Maria”. L’entrata della struttura  è raggiungibile a piedi attraverso un sentiero in discesa ricoperto in ciottoli, chiuso al traffico veicolare; il viale  termina con un’ampia scalinata. Il santuario, in stile barocco-rinascimentale, presenta due facciate, ognuna provvista di un portale. Nella facciata principale (che si rivolge verso il sentiero) è presente una finestra a tribuna cinta da altre due di dimensioni minori. L’interno del santuario si sviluppa lungo un’unica navata. In una cappella sulla sinistra, circondata da un arco a tutto sesto in marmo rosso, si trova un quadro che raffigura la Madonna dei Miracoli. Il 21 giugno 1784 l’immagine della Madonna venne incoronata. Il quadro fu ridipinto nel 1890 in seguito ad un incendio e venne ricostruito nel 1963 dal pittore siciliano Gianbecchina. All’interno del santuario sono presenti inoltre decorazioni in stucco di Nicolò Curti, un affresco rappresentante la glorificazione della Madonna dei Miracoli e dipinti su tela di Giuseppe Patania risalenti al XIX secolo, tra cui la tela sull’altare maggiore (1828) che rappresenta la Madonna dei Miracoli con i santi Rocco, Sebastiano e Rosalia, compatroni della città di Alcamo. Vicino all’entrata principale si trova inoltre un sarcofago manierista in marmo scolpito da Rocco di Rapi nel 1557, contenente i resti di Don Fernando Vega. Il culto della Madonna dei Miracoli ad Alcamo risale al 21 giugno 1547, data in cui si ricorda l’apparizione della Madonna ad alcune popolane in prossimità di un torrente che scorre a nord della città. Secondo la tradizione, le popolane, tra cui una cieca e una sorda, mentre erano intente a lavare i panni al torrente, videro apparire una donna con un bambino e vennero colpite da una raffica di sassi che furono spostati durante l’apparizione, senza però subire alcuna ferita o dolore; al contrario, dopo essere colpite dai sassi, provarono stranamente un certo senso di benessere e guarirono. Dopo avere appreso tale notizia, i mariti delle donne, pensando che si trattasse di una burla, andarono a investigare sull’accaduto, pensando che ci fosse qualcuno nascosto tra i cespugli ma non trovarono nessuno. Sul caso investigarono anche le autorità locali, che abbatterono un boschetto lì vicino trovando le rovine della “cuba”, un antico arco di mulino del quale si era persa memoria, e al suo interno un affresco su pietra di un pittore ignoto del XIII secolo, raffigurante la Madonna col bambino Gesù, alla quale in un primo tempo i fedeli diedero il nome di “Madonna Fonte della Misericordia”. Dopo tale rinvenimento gli alcamesi iniziarono a pregare in presenza dell’immagine ritrovata e nei giorni seguenti accaddero diversi miracoli. A partire dal 1547, la Madonna dei Miracoli divenne dunque la santa patrona della città di Alcamo.


Chiesa San Francesco D’Assisi

Secondo la tradizione storiografica questa chiesa in stile seicentesco fu costruita tra il 1224 e il 1226 da Angelo da Rieti, compagno di san Francesco, il documento di acquisizione della chiesa da parte della provincia siciliana, bollato da papa Clemente VI, risale al 1348. Tra il 1379 e il 1380 subì un rifacimento. A partire dal XVI secolo, la chiesa di San Francesco d’Assisi diede il nome ad uno dei quartieri più antichi di Alcamo assieme agli altri tre quartieri di San Giacomo de Spada, San Calogero e Maggiore Chiesa. La struttura fu soggetta ad un secondo rifacimento tra il 1608 e il 1648, periodo durante il quale venne prima demolita e poi ricostruita. In questo periodo venne inoltre ricostruito il convento annesso alla chiesa. Al 1916 risale la fondazione nella chiesa della congregazione del Preziosissimo Sangue di Cristo, alla quale seguì la congregazione della Madonna della Salute (1944). In seguito al terremoto del Belice del 1968, per riparare ai danni subiti della chiesa e del convento, venne realizzata la terza attività di restauro, che durò dal 1975 al 1976. L’interno della chiesa è ad una navata, con una cappella laterale dedicata all’Immacolata Concezione. Il campanile annesso alla chiesa è una delle poche parti rimaste immutate rispetto al progetto originale. Nell’altare maggiore è posizionata una tela del seicento di Andrea Carrera che rappresenta San Francesco d’Assisi nell’atto di chiedere l’Indulgenza della Porziuncola. Inoltre all’interno della navata sono conservate un’icona in marmo intitolata “Madonna col Bambino”, ritenuta probabile opera di Domenico Gagini (1586), e due sculture in marmo raffiguranti la Maddalena e San Marco attribuite ad Antonello Gagini (1520). Alla base della statua della Maddalena è raffigurata una scala e lo stemma della famiglia Scalisi, che la fece realizzare. Nella cappella dell’Immacolata è presente il dipinto raffigurante la Vergine di Giuseppe Carrera, realizzato nel 1610 e restaurato nel 1980. Nella stessa cappella fino al 1884 erano presenti 34 quadri dei santi, che vennero aggiunti nel 1613 grazie ai confratelli dell’Immacolata Concezione, su quali fecero scrivere il proprio nome. In una nicchia della cappella si può inoltre ammirare la statua lignea di Maria Santissima Immacolata, scolpita nel 1695 dallo scultore trapanese Ignazio Ingrassia.  Ed ancora sono presenti quattro quadri realizzati da Rosalino la Mattina raffiguranti i momenti salienti della Concezione di Maria e un altare in marmo realizzato nel 1951 dal castellammarese Giovan Battista Di Girolamo. Nella chiesa si trovano inoltre: il dipinto su tela dedicato a Maria Santissima della Salute, opera del sacerdote Francesco Alesi (1941). Infine all’interno dell’oratorio è collocato un quadro realizzato nel 1888 dal pittore alcamese Nicolò Pizzitola che raffigura San Giuseppe Benedetto di Labre. Gli edifici attigui sono il chiostro francescano e la sede della “compagnia dell’Immacolata”, fondata nel 1596 e costituita da “gente civile”, “professori e sacerdoti”.


 

 

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