Spazio Libero Onlus

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“Sperare non è sognare, ma la capacità di trasformare il sogno in realtà”

Custonaci – Cultura

Custonaci – Cultura

 

Posto all’estremità orientale del golfo di Bonagia,  sorge su una collina a circa 186 metri sopra il livello del mare. Confina con i comuni di San Vito Lo Capo, Valderice, Buseto Palizzolo e Castellammare del Golfo, e si affaccia a nord-ovest sul Mar Tirreno, dando origine alla frazione balneare di Cornino. Il territorio di custonaci è diviso, al suo interno, in frazioni: Sperone, Assieni,SantaLucia , Piano Alastre, Purgatorio, Baglio Messina, Baglio Mogli Belle e Scurati. Tutto questo territorio, che si estendeva fino a Castellamare del Golfo, venne diviso in feudi e dato alle più facoltose famiglie ericine per amministrarlo. Sparsi per il territorio, si costituirono i “bagli”, strutture mirate al  coordinamento dei lavori agricoli. Uno dei bagli più importanti del territorio è il Baglio Cofano, proprietà della famiglia San Clemente. Nel suo territorio si trovano le Grotte di Scurati, antico insediamento preistorico, dove da alcuni anni si svolge nel periodo natalizio il “Presepe vivente di Custonaci”. Luogo di interesse artistico e storico è il santuario di Maria Santissima di Custonaci, attorno al quale nei secoli si sono concentrati piccoli insediamenti di agricoltori che hanno poi dato vita alla cittadina. Parte del comune ricade nella riserva naturale orientata Monte Cofano,centro noto per l’importante attività di estrazione marmifera, in particolare del pregiato marmo Perlato di Sicilia“, di colore avorio chiaro e con chiazze di calcite pura, ma anche di altri marmi di vario colore. Si contano circa duecento cave nel territorio, su una superficie di tre chilometri quadri. Il marmo è esportato in tutto il mondo. L’economia principale della città è, quindi, rappresentata dal marmo e dall’estrazione del famoso Perlato di Sicilia, che fa di Custonaci il secondo bacino marmifero in Italia. In questi ultimi anni intorno a queste cave si sta sviluppando una fiorente attività turistica .

La storia della Città Internazionale dei Marmi è legata strettamente a quella della Città di Erice e ne ricalca l’idioma e le tradizioni, poiché, fino alla metà del 1900 il territorio Custonacese era parte integrante di quello Ericino.

Senza dubbio il territorio è stato frequentato ed abitato fin dalla preistoria, come attestano alcuni reperti archeologici ritrovati negli scavi effettuati dalla Sovrintendenza ai beni Culturali di Trapani.

All’interno della Grotta Miceli, sono presenti incisioni lineari del periodo Paleolitico superiore, nella Grotta Mangiapane un ampio Antro di origine Marina vi sono tracce di un antico insediamento preistorico poi trasformato in borgo con case basse e vicine ed utilizzato nei vari secoli per abitazione prima fino alla fine della seconda guerra mondiale e successivamente per ricovero degli animali, attualmente ospita il Museo Etno – Antropologico e scenario suggestivo del Presepe Vivente di Custonaci, meta di migliaia di visitatori; altre testimonianze si trovano nella Grotta Buffa e nella Grotta del Crocifisso, parte di questi reperti sono esposti al Museo Preistorico di Torre Ligny di Trapani, in quello Archeologico di Palermo e in alcuni di Parigi.

La posizione tra i golfi di Bonagia, che termina a Trapani e quello di Makari, che arriva a San Vito Lo Capo fanno di Custonaci una meta ideale per il soggiorno estivo.


Belvedere dei Giardini – Angelo Messina

Il paesaggio di Custonaci sorprende il visitatore per la straordinaria bellezza dei panorami che si possono godere in base ai punti di osservazione. Dal Belvedere dei Giardini Angelo Messina, adiacenti al Palazzo Municipio, si viene catturati dalla vista del Monte Erice a sud per poi proseguire lo sguardo verso nord, fino allo scenario del Monte Cofano che si erge maestoso sulla baia di Cornino. Il belvedere si trova nel cuore del Centro Storico. Realizzati dopo l’autonomia del 1948 i giardini e la terrazza panoramica sono sempre stati luogo di manifestazioni importanti come la Sagra dei marmi e del Meeting internazionale cinematografico del Mediterraneo. L’arredo naturale conferito da questi spazi verdi dona al paese ulteriori spunti di bellezza.


Centro Culturale Espositivo del Marmo

Custonaci è tra i principali bacini produttivi di marmo. E’ il primo polo marmifero regionale (il secondo in Italia ed in Europa) per importanza non solo geologica, ma soprattutto economica, dal quale si estrae l’85% dei marmi siciliani. Il marmo di Custonaci, oggi esportato in tutto il mondo, è stato utilizzato fin dal ‘600. Il “Libeccio Antico”, policromo con sfumature sul rosso, riveste ad esempio importanti edifici come la Reggia di Caserta o la Basilica di San Pietro a Roma. Alla luce di ciò in uno stabile ristrutturato di recente è stato allestito il primo Centro Culturale Espositivo del Marmo, qui sono esposti i diversi tipi di marmo estratti dalle montagne di Custonaci: il Perlato di Sicilia, il Botticino ed il Nerello di Custonaci. Il Museo può essere visto come luogo fisico della memoria storica della città, al suo interno è possibile osservare rilievi, fotografie, campionature dei marmi estratti ed attrezzature di lavoro che si utilizzavano in cava negli anni ’50, inoltre, è prevista l’apertura di una sezione dedicata alla scultura artistica e uno spazio multimediale con lo scopo di dare voce e parola alla millenaria cultura del marmo, utilizzando le nuove tecnologie audio-visive ed informatiche. Il centro diviene così luogo dinamico di cultura e ricerca. In questi spazi museali sono esposti gli attrezzi utilizzati per l’estrazione e cartelloni esplicativi sulla geologia oltreché i metodi di taglio della pietra. Interessanti sono i campioni dei vari tipi di marmo dal perlato al nerello e delle lavorazioni.

 


Museo del Pellegrino

Museo del Pellegrino: Nella caratteristica Custonaci si può ammirare il Museo del Pellegrino, realizzato nel 2005 all’interno dei locali del Santuario che ospitavano l’ex casa del pellegrino e convento dei frati francescani conventuali si sviluppa in vari ambienti dove sono esposte diverse opere d’arte non sempre minori come ex voto, dipinti, sculture lignee, suppellettili liturgici, oggetti sacri, messali. Il primo ambiente è dedicato alle sacre immagini raffiguranti Maria Santissima di Custonaci. Di particolare rilievo storico è il dipinto del 1541 attribuito alla bottega del Crescenzio ritrovato su di una vecchia porta insieme ad un bassorilievo ligneo risalente agli inizi del XVI secolo raffiguranti la Madonna in trono con il bambino. Il secondo ambiente è dedicato invece a mostre estemporanee su temi legati al santuario e/o al culto di Maria Santissima di Custonaci ma vi è collocato anche un vecchio orologio del 1700 recentemente restaurato. Proseguendo si arriva nel terzo ambiente dove si può osservare oltre ai vari dipinti ed ex voto la cosiddetta “Macchinetta” realizzata dagli emigrati americani devoti risalente al 1907 costituita da un elegante cornice in legno e vetro originariamente collocata a protezione del quadro originale posto all’interno dell’altare maggiore della chiesa. Al centro della sala invece si può ammirare l’elegante e taumaturgica cassa in legno la cosiddetta “vara della madonna” una cassa di forma rettangolare realizzata nel 1831 da Carlo Peraino e Giuseppe Loretta con sopra degli angeli a sorregge una corona arricchita da decorazioni dorate utilizzata per i trasporti del quadro originale della Madonna da Custonaci ad Erice. Il Museo ha stretto in questi anni una collaborazione con il Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani ospitando opere legate al tema del Natale.


Museo Vivente

La Grotta di Scurati (o Mangiapane) è la più famosa delle grotte che si trovano all’interno della Riserva di Monte Cofano, perché ogni anno, nel periodo natalizio, vi viene allestito il Presepe vivente.  Prende il nome dalla famiglia Mangiapane, che vi ha vissuto per diverso tempo fino ai primi anni cinquanta, e testimonia dell’antico insediamento preistorico poi trasformato in villaggio con case basse e vicine l’una l’altra: una sorta di presepe naturale con una ricca vegetazione circostante. Per la sua tipicità e bellezza, è stata anche scelta in passato come location per diversi film e serie televisive tra cui ricordiamo alcune puntate del Commissario Montalbano, Nuovo Mondo e Viola di mare. Le grotte, abbandonate dai pastori che l’utilizzavano per la lavorazione della ricotta, hanno trovato altro utilizzo. Annualmente, dal 1983, la grotta è diventata sede del suggestivo Presepe vivente di Custonaci, testimonianza della vita contadina dell’agro ericino alla fine dell’Ottocento, meta di turisti e devoti. Accanto all’evento religioso della Natività vi sono rappresentazioni del lavoro artigiano e rurale che hanno dato vita, con gli anni, a una suggestiva messa in scena. Un evento reso caratteristico anche dalla presenza di suoni, odori e colori che ricostruiscono veri e propri spaccati di vita. La messinscena è accurata come quella di un set cinematografico: i pastori mungono e fabbricano vero formaggio, le massaie preparano la pasta e infornano il pane, con un cast composto da oltre 160 interpreti, tra artigiani-artisti provenienti dall’intera Sicilia e maestranze contadine e figuranti locali. È la Sicilia più antica che interpreta se stessa. Ecco come un intero paese partecipa alla sacra rappresentazione… e diventa museo stabile. Infatti in questo stesso luogo nel periodo estivo viene allestito il museo  etnoantropologico, memoria del mondo contadino, artigianale e pastorale dell’inizio del secolo in Sicilia. Nel sito vengono raccolti ed esposti numerosi utensili dalle più piccole scodelle d’uso quotidiano alle “putie” e ai “trappeti” completi delle industriosità d’epoca. L’esperimento si fa ancora più interessante in quanto affiancato dal valore enogastronomico assaporando intensi sapori, gustando il pane “di casa”, la ricotta di “marcato”, il dolce tipico o lo gnocco “busiato”.


Santuario Maria SS. di Custonaci

La costruzione dell’edificio è datata intorno alla seconda metà del ‘500, su una precedente cappella della vergine Maria della Concezione. Con il passare dei secoli, l’originaria cappella è stata più volte restaurata ed allargata. Il primo lavoro fu fatto nel 1536, poi tra il 1727 e il 1772, e infine il più grande restauro tra il 1870 ed il 1900 ad opera di Mons. Giuseppe Rizzo, che modificò totalmente il Santuario, compresa l’imponente scalinata con l’artistico selciato, la facciata in stile gotico e le colonne. Nel 1909 fu eretta l’omonima parrocchia. Nel 2012, alcuni lavori di adeguamento liturgico dell’area presbiteriale, arricchiscono il santuario di un nuovo altare, un nuovo ambone e una nuova sede oltre al riposizionamento della settecentesca balaustra. Nel cappellone, il settecentesco coro ligneo intagliato e sovrastato da due affreschi della prima metà del ‘700 Domenico La Bruna: la Natività della Vergine e la Natività di Cristo con i pastori. Nella navata destra, vicino all’ingresso, si trova un quadro dell’Ecce Homo (in tela e carta) e sulla porta laterale un affresco che rappresenta un Trasporto ad Erice Vetta, del quadro posto dentro la “Vara”. In fondo alla navata destra due altari: in quello a destra c’è un Crocifisso in legno del XVIII secolo e una Statua della Madonna in cartapesta; nell’altare di fronte c’è una tela di San Pietro Nolasco (fine XVII-inizio XVIII secolo) realizzato da Giuseppe Felici. Nella navata sinistra, vicino l’ingresso, si trova una tela raffigurante la Natività con San Francesco e San Rocco di Domenico La Bruna; sotto di essa il battistero, con una parte realizzata in marmo da Mario Bruno e figli nel 1884, e una parte in legno dallo scultore Giacomo Miceli nel 1891.Sopra la porta sinistra un affresco con la rappresentazione dello sbarco dell’immagine di Maria a Cala di Buguto, accanto ad esso si trova un confessionale in legno; nella parte terminale della navata vi sono altri due altari: in quello sinistro c’è la statua in legno di San Giuseppe Lavoratore (1800), in quello di fronte una tela del 1772 raffigurante la “Morte” (o Transito) di Giuseppe Felici.La venerazione di Maria SS. di Custonaci ha origini lontane, secondo la leggenda accadde che nei primi anni del XV sec. l’immagine di una Vergine che allatta il Bambino Gesù sbarcò nella baia di Buguto da una nave proveniente da Alessandria d’Egitto, i cui marinai, miracolosamente scampati ad una tempesta, la deposero, per voto, nella vicina collina di Custonaci, dove già esisteva una cappella dedicata all’Immacolata. È impossibile stabilire l’autenticità di questa leggenda ma è certo che l’affascinante racconto ha segnato in maniera determinante la storia dell’Agro Ericino. Non si conosce la data precisa dell’arrivo del simulacro, ma si è potuto accertare che già nel 1422 il quadro era a Custonaci, elemento rivelato da un documento notarile del 25 aprile 1422, con il quale «Maria di Custonaci» otteneva un lascito da un tale Manfridio di Moncalarda. La Madonna divenne il punto di forza attorno al quale i custonacesi si riconobbero come comunità, costruendo a partire da essa la loro autonomia da Erice, entrando spesso in conflitto con la Città capoluogo proprio per il diritto di proprietà del quadro della Madonna, la cui venerazione si diffuse in tutto il territorio circostante, tanto che la Madonna di Custonaci è Patrona della stessa Erice, di Favignana e lo è stata anche di Trapani. Questo luogo ricco di enfasi e fede è divenuto recentemente Santuario. Nel 1572 ebbero inizio le festività annuali in onore di Maria SS. di Custonaci con un pellegrinaggio da Custonaci a Erice dove veniva portato il simulacro in spalla. Questi trasporti avvennero, oltre che per le festività, per scongiurare le calamità naturali, come siccità, peste, cavallette, epidemie. Ad ogni trasporto, però, il simulacro veniva trattenuto ad Erice per lunghi periodi ed in alcune circostanze anche per anni, suscitando controversie con i Custonacesi, più volte degenerate in rappresaglie, tanto che, dopo circa quattro secoli, si pose fine a questi trasporti. Infatti nell’immediato dopoguerra una sentenza della Corte di Cassazione decretava l’inamovibilità del quadro, sconsigliando i lunghi trasporti onde evitare eventuali danni al simulacro. In prossimità del Santuario, al vertice del promontorio di Cerriolo, è posta la statua marmorea della Madonna venerata come “Regina Pacis”, meta di pellegrinaggi e suppliche. Ogni anno viene realizzata un importante manifestazione con l’obiettivo di approfondire la storia della Madonna, al fine di unire etnie, culture, religioni e tradizioni dei Popoli Mediterranei.


Chiesa di San Giuseppe

I lavori per la costruzione della chiesa di San Giuseppe ebbero inizio nel 1950, il 10 giugno 1960 la chiesa fu completata, e con benedizione solenne la statua in legno del santo fu posta al centro di essa.  Per i primi anni fu affidata ai frati francescani, che ogni domenica celebravano la santa messa. Nel 1965 iniziarono i primi lavori che riguardarono l’altare maggiore e gli altari laterali; successivamente furono costruite la sagrestia, l’atrio e una sala Don Bosco per le attività catechistiche. Inoltre nel 1979 venne ampliata la casa canonica affiancata nel 1988 da un salone. I lavori di abbellimento della chiesa ebbero inizio nel 1984 con la realizzazione del primo mosaico, il più imponente di essi si trova nella navata centrale, questo raffigura momenti della vita di San Giuseppe contornato da 9 angeli, tanti quanti i cori angelici. Nel 1989 sono state realizzate splendide vetrate, raffiguranti momenti tratti dal vangelo, ad opera della ditta Mellini di Firenze. Nel 1995 la chiesa è stata arricchita dai due mosaici laterali, che rappresentano a sinistra “La cena di Emmaus” e a destra “Gesù che moltiplica i pani e i pesci”. Nel 2000 si aggiunse un’altro bellissimo mosaico posto sopra l’altare centrale, raffigura una sedia e la croce a simboleggiare il Cristo che verrà a giudicare i vivi e i morti. Nel 2006 lungo le pareti è stata raffigurata la Via Crucis anche essa in mosaico. La cittadinanza vive con molto fervore il culto in onore a San Giuseppe, ripetendo di anno in anno gesti e tradizioni. Il giorno antecedente la festività di San Giuseppe in diverse zone di Custonaci i residenti in gruppo preparano un grande falò in onore del santo. In tempi più antichi all’incitazione “Viva u patriarca di San Giuseppe”, i presenti in coro davanti al fuoco acceso rispondevano “viva”. Si trattava di una maniera popolare e folkloristica di invocare l’intercessione del santo affinché, in periodi particolarmente difficili, colpiti per esempio dalla siccità, venisse loro in aiuto con la pioggia. Tuttora, un grande falò viene preparato nella frazione di Sperone dove il santo ha una forte tradizione religiosa.


Cappella di San Giuseppe

La Cappella è ubicata in contrada Cornino, antico approdo marinaro dei pescatori Custonacesi, ed oggi località di villeggiatura, è stata costruita nei primi anni cinquanta dai pescatori locali e dedicata a San Pietro, Santo protettore dei pescatori. La Chiesetta ha una forma rettangolare con una piccola stanza, posta sul lato destro adibita a sacrestia. L’edificio è stato realizzato con struttura portante in muratura e tetto a doppia falda. Esternamente l’intera struttura è stata rivestita con blocchetti di marmo locale, l’interno invece è rifinito con tonachina e abbellita con cornici in stucco colorato, il pavimento è in marmo di colore Nero e Bianco la cui alternanza forma delle singolari geometrie. All’interno dell’abside dove è collocato l’altare troviamo un mosaico in ceramica raffigurante San Pietro all’interno di una imbarcazione, realizzato dal Sig. De Vita. Durante il periodo estivo, la domenica viene celebrata la Santa Messa molto seguita dai villeggianti e dai turisti della località balneare di Baia Cornino.

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