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“Sperare non è sognare, ma la capacità di trasformare il sogno in realtà”

Campobello di Mazara – Cultura

Campobello di Mazara – Cultura

Campobello di Mazara Sorge a circa 100 metri sul livello del mare in una zona pianeggiante, ricca di uliveti e vigneti, che va dolcemente degradandosi sino al mare. La città come espansione urbanistica ebbe inizio nel 1618. Nel territorio comunale uno degli elementi più importanti sono le Cave di Cusa, ossia il luogo in cui vennero estratte le colonne che sarebbero servite alla costruzione dei templi della vicina Selinunte. Il suo nome deriva da campus belli perchè proprio nel suo territorio si svolge la battaglia finale della disputa tra Segesta e Selinunte. Questa città fu una colonia greca costituita in particolare da agricoltori. Un’ altra caratteristica del paese sono i cortili e i giardinetti dirimpetto alle abitazioni, anche se l’espansione urbanistica negli anni Settanta ha distrutto moltissimi di questi caratteristici edifici. La storia di Campobello è scritta anche sul litorale, dove si ergono alcune delle torri che formarono nel XVI secolo il sistema di fortificazione delle coste siciliane, e dove i centri balneari di Torretta Granitola e di Tre Fontane, con il loro limpido e pulito mare, costituiscono l’opzione turistica di un territorio le cui potenzialità sono ancora da scoprire.


La torre dell’orologio

La torre dell’orologio costituisce il simbolo di Campobello di Mazara. Essa è alta circa 27 metri e fu fatta erigere dal Comune nella Piazza del mercato dove venne inaugurata il 6 marzo 1877. La campana delle ore giunge dal Palazzo Reale di Palermo, mentre quella che suona i quarti è stata colata sul luogo da manodopera specializzata proveniente dal paese di Burgio.  La Torre è ubicata all’incrocio della via Cavour con la via Roma, lungo la quale è allineata e assolvendo pienamente al suo ruolo di monumento di rappresentanza della città. La costruzione ha inizio nel 1858 su committenza dell’amministrazione Comunale, fino al 1877, quando vengono completati i lavori di decorazione esterna ad opera di un autore ignoto, con motivi floreali ed eclettici, sull’onda dello stile introdotto da Ernesto Basile e particolarmente diffuso in Italia. I rosoni a foglie e fiori dell’orologio, la balaustra lapidea a trafori, le monofore ad archi e peducci, il fregio a triglifi e le metope a fiori: tutti questi elementi richiamano il rinascimento classico e l’architettura siculo-normanna. La Torre è a pianta quadrata con muratura portante in conci di tufo. Recentemente  è tornata a scandire il corso delle ore della comunità campobellese. Infatti sono stati ultimati i lavori di riparazione dell’apparato elettronico.


Villa Comunale Garibaldi

Lungo la via principale costeggiando il municipio troviamo la Villa Comunale Garibaldi, semplice ed essenziale; luogo di ritrovo e socializzazione di giovani e anziani. All’interno di essa sorge il monumento ai Caduti della Patria; composto da una grande facciata a cui lati sono poste quattro bombe in bronzo. Curiosa la storia del monumento ed in particolare della statua di bronzo raffigurante un soldato originariamente collocata al suo apice. La statua originaria,  fu commissionata dal canonico Giuseppe Severino (fondatore dell’Ospizio di Mendicità e presidente dell’associazione Mutilati di Mazara) allo scultore di origini agrigentine Vincenzo Bentivegna. Essa fu realizzata per  tenere viva la memoria dei  caduti mazaresi durante la prima guerra mondiale. La statua, di pregevole fattura, venne rimossa durante la seconda guerra mondiale perchè doveva servire a realizzare cannoni. Fu così trasportata a Sciacca e da lì si sono perdute le tracce.


Cave di Cusa

L’amministrazione del sindaco Nicolò Vella negli anni scorsi diede incarico allo scultore mazarese Disma Tumminello di realizzare una nuova statua, quella ad oggi collocata.

E’ alla presenza delle storiche Cave di Cusa che Campobello di Mazara  deve soprattutto la sua fama. Da questo straordinario luogo, che unisce il fascino dell’archeologia alla bellezza del paesaggio naturale, i selinuntini estraevano gli elementi di costruzione delle maestose colonne che reggevano i loro templi. Qui il lavoro estrattivo sembra non essere ancora terminato, in una sospensione temporale che dona al sito grande fascino e suggestione. Queste cave sono caratterizzate da  banchi di calcarenite estesi lungo circa 2 km in prossimità della costa. Esse furono in uso dal VI secolo a.C. fino alla sconfitta dei greci da parte dei cartaginesi nel 409 a.C. L’elemento più significativo che vi si nota è la brusca interruzione dei lavori di estrazione, di lavorazione e di trasporto dei rocchi di colonna, dovuta alla minaccia che incombeva sulla città nel 409 a.C. per l’improvviso sopraggiungere dell’esercito cartaginese. La repentina fuga dei cavatori, degli scalpellini e degli operai addetti, ha fatto sì che oggi noi possiamo non solo riconoscere ma anche seguire tutte le varie fasi di lavorazione: dalle prime profonde incisioni circolari, fino ai rocchi finiti che attendevano soltanto di essere trasportati via. Resti dei grandi tamburi cilindrici delle colonne sono ancora oggi giacenti in mezzo alle cave, quasi come se qualcuno li avesse lasciati lì per tornare poi a riprenderli. Oltre a rocchi di colonne, nelle cave è possibile riconoscere anche qualche capitello, come pure incisioni rettangolari che venivano usati per ricavare dei blocchi squadrati, tutti destinati ai templi di Selinunte. Alcune gigantesche colonne – sicuramente destinate al Tempio G – si notano nella zona W delle Rocche di Cusa, allo stato ancora di primo abbozzo. Il procedimento per ricavare i tamburi delle colonne prevedeva innanzitutto una perfetta incisione circolare nella roccia; quindi, dopo aver allargato questa verso l’esterno, estraendo dal solco la roccia con degli scalpelli, si creava un taglio ricurvo che, col procedere del lavoro, si approfondiva; l’operazione proseguiva fino a quando il tamburo non aveva raggiunto l’ altezza desiderata, dopodiché si procedeva alla sua estrazione, distaccandolo dal fondo roccioso con l’aiuto di cunei che si facevano rigonfiare con l’acqua. Il trasporto dei rocchi avveniva per rotolamento; quello dei blocchi squadrati, invece, per traino, sia su rulli che su carri tirati da buoi; I profondi solchi a forma di U che si possono notare in alcuni blocchi squadrati servivano proprio a far passare la corda per sollevarli (se ne vedono anche ad Agrigento, nel tempio di Giove). Una volta terminato, il blocco veniva staccato dal fondo, estratto tramite argani (i blocchi più leggeri) o fatto scivolare su piani inclinati (in questo caso la parte anteriore dello scavo veniva rimossa). Molti blocchi presentano invece buchi di forma quadrata alle due estremità. Qui venivano fissati dei perni per facilitare lo spostamento. Una pista larga e rocciosa congiungeva le cave a Selinunte, distante 12 km. Le cave oggi sono divenute  Zone di rinomato interesse archeologico. Questo luogo, vero e proprio museo a cielo aperto diviene un luogo straordinario, unico nel mondo archeologico, il quale  crea in armonia  con la vegetazione un ambiente di grande suggestione. Infine vale la pena ricordare che il nome delle cave deriva dall’ex proprietario, il Barone Cusa.


Torre di Tre Fontane

Un altro luogo particolarmente affascinante nel comune di Campobello di Mazara è la torre di “Tre Fontane”.

Quest’ultima può essere considerata uno spazio museale all’aperto visto il valore storico e culturale. La torre sorse nel 1583 e fu sino al secolo scorso una piccola fortezza sempre munita e custodita da tre soldati: un caporale e due artiglieri. La muratura era in pietra tufacea grezza, con spigoli quadrati, priva di intonaco.

La torre mostra un bel portale sul lato nord, una finestra ad ovest. Questa struttura faceva parte del sistema difensivo della costa siciliana, elaborato da Camillo Camilliani. In caso di pericolo i torrari avrebbero dovuto suonare la brogna (un tipo di conchiglia) per avvisare le altre torri e gli abitanti dell’entroterra dell’avvicinarsi di un pericolo, di solito rappresentato dai pirati.  Oggi dà il nome al borgo posto nelle sue immediate vicinanze. La torre è inserita in un contesto paesaggistico particolarmente affascinante; circondato da dune che  in primavera si colorano di rosa grazie alla Silene colorata e di bianco per le fioriture del giglio del mare.


Chiesa Madre Maria SS. delle Grazie

La chiesa di Maria SS. delle Grazie, già esistente nel 1587, era stata punto di riferimento per il piccolo nucleo urbano presente nella baronia di Birribayda. La chiesa, nella sua struttura anche se piccola, si presentava dignitosa ed accogliente. Costruita ad una navata, annoverava nel suo interno quattro cappelle, oltre l’altare maggiore dedicato alla Santa Madre di Dio. La prima cappella, dedicata al SS. Crocifisso , opera scultorea di frate Umile da Petralia, dono alla città del duca don Giuseppe Napoli e Barresi. Il popolo andava fiero di quel dono, che aveva accolto con grandi ovazioni. Il Crocifisso era arrivato nel paese un mercoledì di maggio e trasportato con una solenne processione nella Chiesa Madre la Domenica successiva, il 23 maggio 1666. La seconda cappella, dedicata a Nostra Signora del Santo Rosario, costituiva ieri come  oggi  il punto focale del culto mariano. Nella parte opposta alle due cappelle  sono situati due altari dedicati rispettivamente alle anime sante del purgatorio  e a San Francesco Saverio. Nel 1715 tale chiesa venne ricostruita sulle basi dell’antica chiesa e divenne più ampia della precedente. Strutturalmente rimase ad una sola navata. La struttura interna della nuova chiesa, benedetta e dedicata a Santa Maria della Grazie, presenta cinque cappelle: sull’altare maggiore sovrasta l’antico Crocifisso di frate Umile, le altre quattro cappelle simmetricamente disposte sono dedicate alla Sacra famiglia, a Santa Maria del lume a Sant’Anna e alla Madonna del Rosario. Nella chiesa sono ,inoltre, presenti le statue di S. Vito, di S. Francesco di Sales ed alcune pitture in tela. Inoltre di rilievo è  la facciata sottolineata da piatte lesene di gusto classicheggiante; essa si apre su un grande spiazzale dove oggi sorge la villa comunale. All’interno della chiesa si può ancora apprezzare una statua lignea, rappresentante San Vito,patrono della città, opera scultorea del secolo XVIII. Gli altri Otto altari, quattro per ogni navata, furono dedicati a vari santi e sono ancora oggi ben riconoscibili come L’altare del Crocifisso.  Questa è una delle cappelle più  adornate , nell’arco del tempo fu anche arricchita da tre tele, opere pittoriche di Domenico Grovenzani di Palma di Montechiaro (1902), raffiguranti Gesù nell’orto degli ulivi, Gesù flagellato alla colonna e il trionfo della fede. L’altare dell’Immacolata è posto in simmetria con l’altare del Crocifisso. La statua lignea è opera scultorea attribuita alla scuola del Bagnasco. Attorno a questo altare si sviluppò il culto mariano con la recita quotidiana della corona del rosario patrocinato dall’associazione delle Figlie di Maria.  Inoltre troviamo l’altare di San Francesco di Sales, caratterizzato da  pareti ornate da due tele raffiguranti Santa Caterina da Siena e la Madonna del Carmelo. A seguire l’altare della Madonna Addolorata, all’interno di questa è situata una statua in carta pesta modellata in modo artistico assai valida. Sotto l’altare è posta un’urna con il simulacro di Gesù Crocifisso, opera artistica del palermitano Calabrò. Non meno rilevante è la cappella di San Giuseppe che custodisce  un’antica statua in legno raffigurante il Santo. La cappella è ornata da due tele: lo sposalizio e la morte di san Giuseppe. Il culto verso questo grande patriarca è rimasto sempre vivo nelle famiglie, che ancora oggi venerano il Santo come protettore della famiglia e del lavoro. In suo onore ogni anno vengono allestiti nelle famiglie “Gli altari di San Giuseppe”, manifestazione religiosa che unisce le istanze della fede e del folklore e richiama attorno a sé momenti aggregativi e di convivialità agro-alimentare. Inoltre un piccolo gioiello è l’altare dedicato alla  Madonna della neve. Sull’altare è situata una tela, opera del pittore palermitano Luigi Lo Jacono (anno 1843). Infine l’ottava cappella custodisce la tela delle anime sante del Purgatorio. Oggi la chiesa si presenta come un Tempio sontuoso vanto di tutta la cittadinanza.


Chiesa Maria SS. di Fatima

Questa chiesa sorge in via Vittorio Emanuele II; i fedeli di Campobello hanno voluto con fervore la creazione di una chiesa dedicata al culto di Maria, sotto il nome di “Maria SS. di Fatima”. Questa apparve ai tre pastorelli: Lucia Dos Santos, di dieci anni, Giacinta e Francisco Marto, di sette e nove anni, per sei volte, dal 13 maggio al 13 ottobre del 1917. Viene come Madre per richiamare gli uomini alla conversione, alla preghiera e alla penitenza. Lei desidera risparmiare all’umanità i castighi che la minacciano a causa del peccato che ha invaso il mondo. Anche se le apparizioni della Madonna di Fatima sono avvenute circa novant’anni fa, l’appello della Madonna alla conversione e alla preghiera mantiene una attualità straordinaria. Ancora oggi ogni anno a Campobello di Mazara nel mese di Maggio, si tiene  per le vie della città, la fiaccolata per la Madonna, su iniziativa della parrocchia dedicata a Fatima e della comunità parrocchiale. La fiaccolata attraversa molte vie della città. La chiesa accoglie il simulacro dedicato a Maria, meta durante l’anno di pellegrinaggi e momenti di preghiera.


Chiesa Maria SS. Immacolata (Tre Fontane)

La chiesa si trova in una frazione di Campobello di Mazara, detta Tre Fontane. Sorge in prossimità di un’ampia spiaggia sabbiosa e un mare dai bassi fondali. In questo contesto idilliaco la chiesa diviene luogo di culto e di preghiera. La struttura costruita in stile moderno trova il momento più importante nella Processione a mare durante la quale la statua di Maria SS. Immacolata, viene condotta con alcune barche nel mare cristallino. Questi festeggiamenti divengono momenti di aggregazione sociale e religioso, nonché attrazione turistica e culturale.

 

 

 

 

 

 

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