Non basta riaprire i Servizi: servono flessibilità, attenzione e personalizzazione

Non basta riaprire i Servizi: servono flessibilità, attenzione e personalizzazione

05/08/2020 0 Di Redazione

L’articolo 8 del Decreto del Presidente del Consiglio del 26 aprile stabilisce “progressive aperture, prevedendo la possibilità di riattivare le attività erogate dietro autorizzazione o in convenzione,  all’interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità,  a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario”.

Questi servizi, precisa il Decreto, devono essere riattivati in base ai Piani territoriali adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli, il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.

Tuttavia occorre trarre insegnamento dalla esperienza e fare in modo che la riapertura e necessaria rimodulazione dei servizi (nella cui progettazione è fondamentale coinvolgere gli operatori stessi),  non coincida con l’attivarsi di nuovi letali focolai pandemici, anche in costanza di un numero ancora assai preoccupante di contagi in alcune Regioni soprattutto Piemonte e Lombardia.

È dunque necessario e urgente che vengano emesse a livello centrale dal Ministero della Salute perlomeno delle linee-guida sui protocolli di sicurezza e i Dpi da adottare.

Molti infatti sono gli interrogativi su quali dispositivi adottare in base a specifiche utenze; alcuni studi evidenziano che  le mascherine chirurgiche, utilizzate solo dall’operatore, non forniscono adeguata protezione.  Altri interrogativi emergono sulle modalità con cui deve essere effettuata la sanificazione dei locali, non solo alla riapertura ma anche in corso di attività; sul rapporto numerico personale/utenza adeguato a contenere i rischi; sulla possibilità di attivare interventi alternativi outdoor in aree naturali protette ed attrezzate che consentano il distanziamento sociale (sulla scorta di quanto già adottato in certe realtà europee); sulla oggettiva difficoltà di garantire la sicurezza negli interventi a domicilio.

L’invito a sindacati, associazioni di categoria, Ordini professionali, associazioni di famigliari e di utenti, enti gestori pubblici e privati, forze politiche ed i parlamentari è quello di contribuire alla ricerca e applicazione di soluzioni fattive nel rispetto della persona e della sicurezza.