Alcamo – Musei

Alcamo – Musei

06/05/2019 Off Di Redazione

Musei Alcamo

 

Il Museo di Arte Sacra sorge all’interno della Chiesa Madre. Questo spazio non è un deposito culturale di oggetti ma esposizione di simbologie e catechesi liturgica. Le singole opere d’arte non vanno disgiunte dalle particolari circostanze della vita spirituale del committente o della “pietas popolare”, perché sono l’antica testimonianza di fede e di devozione della comunità ecclesiale di Alcamo, che investe un arco cronologico molto ampio, che va dal XIII al XX secolo. Mons. D. Antonino Treppiedi, sacerdote colto, intelligente ed operoso, in diciotto mesi di arcipretura di Alcamo, ha voluto dare dignità alla chiesa madre (nella ricorrenza dei suoi quarant’anni di elevazione a basilica) restaurando ed abbellendo non solo il sacro tempio, ma anche dotando lo stesso di un qualificato museo d’arte sacra, che ne evidenziasse, con le numerose opere esposte, non solo i caratteri stilistici, ma anche le motivazioni dell’ufficio di culto e la generosità dei fedeli nel sostenere le commissioni di realizzazione. Mons. Treppiedi, per l’allestimento scientifico della nuova sede museale, si servì della consulenza tecnica dei professori Maria Concetta Di Natale e Maurizio Vitella e degli architetti Pietro Artale e Mauro Calamia, riaffermando la centralità della ricerca, preliminare ad ogni attività di tutela e di fruizione. Il museo di arte sacra della basilica “Maria SS. Assunta” si trova nel cuore del centro storico di Alcamo e nasce con l’intento di valorizzare un patrimonio storico ed artistico di notevole interesse proveniente non solo dai depositi della stessa, ma anche da chiese, conventi e monasteri soppressi dalle leggi eversive del 1866. Il museo di arte sacra si sviluppa tutto sul piano terra, dove sono esposti i dipinti, le sculture, gli argenti: calici, pissidi, ostensori, reliquari, vassoi, incensieri, navette, acquamanili, brocche, pastorali, candelabri, corone, campanelli, carteglorie, crocifissi, teche, vasi, messali, antifonari, presepi, ceroplastiche, sacri paramenti, pianete, tunicelle, stoloni, veli omerali, piviali. Ben centocinquanta preziose opere sono esposte nel museo d’arte sacra della Basilica Maria SS. Assunta di Alcamo, quattrocento metri quadri, cinque sale tematiche che guidano il visitatore negli ambienti dove la devozione si fa arte. L’ingresso al museo è segnato nel recuperato portale dell’ex Oratorio del Santissimo Sacramento, che come in una nicchia, conserva un Crocifisso in mistura di gesso, paglia, stoffa e con il Santo volto, mani e piedi in legno. Donato a questa basilica dall’arciprete D. Erasmo Cremona, della prima metà del Settecento, è stato restaurato da Mariella Alcamo. Tra i preziosi monili del tesoro della Madonna dei Miracoli, destano particolare interesse, quelli donati dal munifico Barone Felice Pastore, racchiusi in un simbolico cuscinetto, di velluto rosso, a forma di cuore che mette insieme cinque bracciali, cinque spille, quattro coppie di orecchini, una catena, un orecchino singolo, tutti in oro, smalti e pasta vitrea. Il percorso espositivo all’interno dei singoli saloni, tranne qualche eccezione, è studiato secondo un criterio rigorosamente cronologico, ed è stato inteso e sviluppato come elemento che qualifica il senso specifico dell’esperienza museale, caratterizza le sue finalità espositive e consente simultaneamente, la più completa lettura spaziale sia del “contenitore” che delle complesse relazioni estetiche, percettive e simboliche, che si instaurano tra le opere e gli oggetti dell’arredo sacro. Nella prima sala sono esposte: una preziosa croce dipinta, del sec. XIV, di autore ignoto, con il crocifisso al centro, dal cui costato, fluisce un abbondante fiotto di sangue, in alto il pellicano, simbolo del Redentore, in procinto di squarciarsi il petto per nutrire con il suo sangue i suoi piccoli; in basso il teschio, segno della morte vinta da Cristo con la sua risurrezione; a destra S. Giovanni Evangelista, a sinistra l’Addolorata, impietrita dal dolore. Seguono un affresco di un santo monaco carmelitano anch’esso di autore ignoto, della chiesa dell’Annunziata; due tunicelle di tessuto spagnoleggiante di colore verde, del XVIII secolo; la tela della Madonna Incoronata con i SS. Vito e Bartolomeo (A.1612) di Gaspare Vazzano o Zoppo di Ganci; la tela della Madonna del Rosario con S. Francesco, S. Domenico, S. Tommaso d’Aquino, S. Francesco di Paola, del XVI secolo, attribuita a Vincenzo di Pavia; la tela di S. Giuda Taddeo, di Giuseppe Renda (sec. XVIII); la statua lignea di S. Leonardo, di anonimo, del sec. XVI; il simulacro ligneo di S. Rocco, di ignoto, del sec. XVI; la statua lignea di S. Sebastiano, di anonimo, sec. XVII; la tela ovale di S. Castrenze, di Filippo Randazzo, del sec. XVIII; il reliquiario ligneo con dipinto il Cristo risorto e San Gaetano e le reliquie dei 12 apostoli, di anonimo, del sec. XVIII. Un artistico comunichino monastico in legno dorato e la classica grata in ferro dorato del sec. XVII; tre grandi antifonari, di formato cm. 50 x 40 in pergamena miniata, del 1512. La pagina d’apertura del primo volume, presenta una preziosa cornice con elementi fitomorfi, i quali intrecciano candelabri e cornucopie, simboli dell’ubertosità dell’agro dell’opulenta città di Alcamo. L’iniziale dell’antifona Rex, circoscritta in un quadrato, sostanziato da smaglianti colori di rubino e d’oro liquido, raffigura nell’ansa superiore l’Eterno Padre in gloria e nell’ansa inferiore la classica scena della Natività con Giuseppe e Maria, adoranti il Bambino. Seguono ancora due artistici reliquiari con piede in rame del sec. XVI e con raggera e mezzobusto in argento del sec. XVIII, raffiguranti S. Castrenze e S. Stanislao Kostka. Su un palchetto, fa bella mostra di sé un’artistica portantina, in legno dorato, o sedia portatile per il SS.mo Viatico, in tardo barocchetto con novità neoclassiche e dipinti con soggetti simbolici ai lati, attribuibili a Vito D’Anna (sec. XVIII). Segue un salone di effigi mariane, delle più belle Madonne venerate in Alcamo sotto diversi titoli: Cuore di Maria e di Gesù, di Giuseppe Renda (se. XVIII); tela ovale della Madonna dei Miracoli, di anonimo, del sec. XVIII; tela ovale dell’Addolorata, di Filippo Randazzo (Monocolo di Nicosia), del 1735. Sempre in questo salone, troneggia sulla parete di fondo, l’interessante tela monocroma raffigurante il ritrovamento della sacra immagine della Madonna dei Miracoli e i prodigi da essa operati. Si tratta di una tempera a monocromo di un colore bruno-seppia, vivificata da tratti di carboncino e da tocchi di biacca, dipinta dall’umanista pittore Sebastiano Bagolino, nel 1597, cinquant’anni dopo il miracoloso avvenimento, il cui ricordo era ancora vivo nel cuore degli alcamesi. In questa sala sono esposti, dentro apposite vetrine gli argenti dell’arredo liturgico e alcuni gioielli ex voto di maestranze siciliane del sec. XVIII e XIX. Gli arredi preziosi della chiesa madre di Alcamo costituiscono un patrimonio di manufatti, eseguiti in un arco di tempo che va dal XVI al XX secolo. Essi rappresentano la testimonianza tangibile della devozione e del sentimento religioso degli Alcamesi e contemporaneamente i lusinghieri esempi dell’antica produzione argentaria palermitana e trapanese. Tuttavia la carenza di documenti fa credere che parte del patrimonio in questione si sia formato attraverso donazioni di confraternite o di privati. Tali opere erano state messe al riparo nella chiesa e nei locali attigui dopo il terremoto del Belice del 1968, che aveva reso molte chiese inagibili. Grazie a questo gesto gran parte delle preziose opere conservate in questo museo sono divenute patrimonio dell’umanità.

 

 

Il Castello dei Conti di Modica è sede di un interessante polo museale e di attività culturali. Al suo interno sono stati realizzati alcuni spazi espositivi; uno dei più interessanti è quello dedicato al Museo Etnico-Artigianale. Quest’ultimo mira al recupero e alla difesa delle tradizioni etniche e rurali locali, esponendo oggetti, costumi e utensili legati al vivere quotidiano e agli antichi mestieri, alla pastorizia, all’agricoltura e all’artigianato. In questo Museo sono ricostruiti ambienti rurali ed esposti attrezzi, oggetti, utensili e costumi della zona. Un’altra area del castello ospita un’ampia documentazione sulla produzione del vino e sulla cultura locale, opere d’arte, mostre temporanee come ad es. foto, bottiglie, ecc. Infine ricordiamo che durante il corso dell’anno in questa affascinante location sita nel cuore di Alcamo, vengono effettuati momenti di degustazione di prodotti enogastronomici, al fine di valorizzare il territorio e i prodotti autoctoni.

 

 

Dopo il restauro di un’ala del monumentale Collegio dei Gesuiti è stato inaugurato uno dei Musei più belli e innovativi della provincia di Trapani: il Museo degli strumenti musicali multietnici. All’interno di esso si possono ammirare ben 400 strumenti, tra cui: rebab, sarinda, gansira, swarpeti, bansuri, takita, marambao, vojnica e iakir, raccolti in tutte le parti del mondo e donati al Comune dall’insegnante di musica alcamese Fausto Cannone. Gli strumenti sono stati sistemati in due stanze dell’ex Collegio dei Gesuiti. In esse è possibile scoprire e ammirare gli strumenti e i suoni di popoli di tutto il pianeta, dalla Thailandia al Tibet, dalla Nuova Guinea al Sudamerica, dalla Polinesia alla Cina, dall’Australia all’Argentina, dal Sudafrica a diversi stati europei. Sono per la maggior parte strumenti poveri, naturali, fatti di piante e animali, ma anche raffinati e preziosi prodotti di artigiani abilissimi. Fausto Cannone, musicista e viaggiatore, in 30 anni di ricerche etno-musicali ha collezionato strumenti dei cinque continenti. «Tutti funzionanti e tutti comprati nei paesi d’origine» Il museo nasce grazie alla perseveranza di Fausto e al desiderio di questo insegnante-artista, autore di svariati cd musicali, di lasciare un segno del suo amore per la sua Alcamo. Fausto Cannone è un grande esperto di musica, compositore, poeta, insegnante di musica che ha formato tante generazioni e che, da ormai oltre trent’anni, arricchisce la sua collezione di strumenti. Il primo strumento musicale lo ebbe a sette anni. Da quel momento cominciò la sua avventura di musicista e collezionista. Il museo è intitolato a Gaspare Cannone, papà di Fausto. Gaspare è stato un gran personaggio: giornalista di fama nazionale, collaborò all’Avanti con Benito Mussolini quando questi era ancora un socialista rivoluzionario. Ma Gaspare era anarchico e antifascista. Per molti anni visse in America dove lavorò nel giornale “La follia di New York”. Per le sue battaglie a favore di Sacco e Vanzetti, fu arrestato e affrontò la giustizia statunitense. Lo stesso Mussolini scrisse all’allora presidente degli Usa chiedendo la sua liberazione. Cannone rifiutò l’aiuto del Duce, ma venne scarcerato ugualmente perché non aveva commesso alcun reato. Fece ritorno ad Alcamo dove veniva regolarmente imprigionato alla vigilia di ogni manifestazione fascista. In Italia intraprese l’attività di critico letterario, poeta e commediografo. Iniziò a collaborare al giornale anarchico “Umanità Nova” e divenne un uomo di punta dell’anarchismo siciliano. Era un intellettuale finissimo e scomodo. Aveva contatti e contrasti con i maggiori esponenti della cultura d’ allora, compreso D’ Annunzio. Scrisse saggi su Croce e Carducci. L’ impegno civile e l’amore della libertà sono valori che Fausto Cannone ha ereditato dal padre. Fausto ha composto almeno settecento tra ballate, canzoni e poesie. Ha tenuto concerti a Bedford, in Inghilterra, a Cuba, al teatro Garcia Lorca di Guardalavaca. A Parigi, nel 1989, hanno messo in scena con coreografie bellissime un suo poema musicale sulla Sicilia, sulle contraddizioni, sul fatalismo e sul senso tragico di questa terra. Ha musicato sedici poesie, scritto tanto per Rosa Balistreri e cantato contro la mafia. Dunque visitare questo museo è al contempo un omaggio alla passione di un figlio e alla storia di un padre, entrambi figli di una Sicilia di cui andar fieri.

 

 

La rifunzionalizzazione del monumentale complesso architettonico del Collegio dei Gesuiti al centro dei flussi più vitali della città è il segno della volontà dell’amministrazione comunale di restituire ai cittadini la possibilità di fruire del loro patrimonio storico sul quale innestare nuovi progetti. Alla luce di ciò grazie alla sinergia tra il Comune di Alcamo, l’Università di Palermo e l’imprenditoria locale è stato avviato il piano di lavoro Creative LAB realizzando all’interno dell’ex Collegio dei Gesuiti il Museo di Arte Contemporanea. In quest’ottica l’ex luogo di culto diviene campo di sperimentazione di una nuova idea di museo, concepito a partire dal territorio. La prima collezione esposta è stata appositamente creata per il museo grazie all’opera di otto artisti, di cui quattro già affermati sul panorama artistico contemporaneo e quattro giovani esordienti. Spazio Museale che si può concepire come luogo in continuo divenire grazie a mostre, convegni e dibattiti sui temi emergenti del panorama artistico internazionale.

 

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